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Birgalavò

IL BORGO DEL MIRTO

Birgalavò, distante tre chilometri circa da Budoni centro, è un borgo tradizionalmente dedito all'agricoltura e alla pastorizia che dagli anni '70 in poi ha virato verso il turismo. Nel suo territorio sorge una piccola chiesa dedicata a Santa Rita da Cascia: “la santa degli impossibili” e dei miracoli irrealizzabili. Birgalavò è noto per la produzione del mirto, il delizioso liquore sardo che non manca mai dalle tavole, soprattutto in seguito ai pranzi importanti, grazie alle sue qualità digestive. Questo borgo in origine era uno stazzo abitato da poche famiglie, con dei saldi principi legati alle tradizioni. Una delle più sentite, qui come in tutta l’area gallurese e sarda in generale era ‘rituale’ che precedeva al fidanzamento di due giovani del luogo.

LU MANDATAGGHJU

Il fidanzamento e il matrimonio gallurese erano regolati da “leggi” particolari tramandati di generazione in generazione, il cui rispetto era di fondamentale importanza per la buona riuscita del matrimonio. Era sempre l'uomo, a chiedere la mano della donna, senza però potersi presentare di persona a casa della “corteggiata”. Si demandava quindi il compito a lu mandataggju, l'intermediario, che generalmente era un uomo speltu, pratico, cioè che conosceva la famiglia della ragazza. Questo si presentava generalmente dopo cena, quando fuori ormai era buio, per non destare sospetti nei vicini di casa. L'intermediario non faceva altro che chiacchierare del più e del meno con i genitori della ragazza, cercando di capire le loro intenzioni sul futuro della giovane. Se percepiva buone speranze di riuscita, allora si sbilanciava proponendo ai genitori il suo “protetto”, altrimenti lasciava perdere. In linea di massima, una volta che lu mandataggju scopriva le sue carte e confessava le intenzioni del giovane, i genitori della ragazza si prendevano dieci o quindici giorni di tempo per decidere. Durante questo lasso di tempo, essi procedevano con le ricerche: era importante capire di chi fosse figlio il futuro genero, che lavoro facesse e soprattutto quanti terreni possedesse. Solo dopo un'accurata ricerca e dopo essersi consultati con la ragazza corteggiata, i genitori prendevano una decisione in merito. Se il matrimonio era conveniente, spesso i genitori non si prendevano neanche la briga di consultare la giovane: decidevano per lei. Per i padri galluresi, però, una cosa era importante: che gli uomini della famiglia a cui apparteneva il giovane non fossero maneschi.

PALTI DI L'OMU E PALTI DI LA FEMINA

Per avere informazioni sul giovane, il primo passo dei genitori della donna era la consultazione familiare. Infatti si usava comunicare ai parenti più stretti la notizia del possibile coiu, matrimonio, e soprattutto si chiedeva consiglio ai più anziani. Se loro avessero espresso un parere negativo, il matrimonio sarebbe stato a rischio: il parere degli anziani era quasi legge. Una volta prese tutte le informazioni, i genitori della ragazza comunicavano al giovane la risposta, invitandolo a casa con sua famiglia per la conoscenza ufficiale dei fidanzati e di li palti di l'omu e palti di la femina, della famiglia dell'uomo e della famiglia della donna. Questo era il fidanzamento, detto anche abbracciu, perché i due giovani durante questa occasione si abbracciavano per la prima volta. In questa occasione l'uomo donava alla donna l'anello di fidanzamento e subito dopo si aprivano i festeggiamenti insieme ai parenti e agli amici.

COME ARRIVARCI

Da Olbia prendete la SS131 DCN direzione Nuoro. Dopo circa 30 chilometri imboccate l'uscita Budoni/Agrustos verso la SP1 e percorrete per 1,6 chilometri Via Costa Smeralda.

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